John Florio, The Man who was Shakespeare
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“As for me, for it is I, and I am an Englishman in Italiane”    
  John Florio, Second Frutes, To the Reader.  

>> Fifteen Reasons
for John Florio,
The Man Who Invented Shakespeare


>> Quindici Ragioni
per John Florio,
L’uomo che ha
inventato Shakespeare


>> Florio As Seen By Scholars : 1921-2007

>> Author matters

>> In pursuit of meaning

>> A world of words

>> Words

>> Chapter 7: (excerpt)
The Translation of Montaigne’s Essais


>> Chapter 8: (excerpt)
Language, Style,
And Euphuism


>> Chapter 17: (excerpt)
The Spirit and The Land
of Italy


>> L’Italia e Florio

>> John Florio
and His Entourage


>> The Testament
of John Florio


>> Florio’s works

 
Florio - Shakespeare
Quindici Ragioni Per John Florio,
L’uomo Che Era Shakespeare


John Florio ha introdotto oltre mille neologismi nella lingua inglese, un contributo simile a quello attribuito a William Shakespeare. Inoltre Florio ha realizzato il primo dizionario italiano-inglese che, nell’edizione del 1611, conteneva 74 000 parole italiane, il triplo di quello dell’Accademia della Crusca uscito nel 1612 a Firenze e almeno 150 000 inglesi. Frances Yates, autrice di una fondamentale biografia di John Florio (1934) lo definisce la summa della cultura dell’epoca.

John Florio e il padre Michel Angelo - figlio di ebrei convertiti, ex frate francescano divenuto protestante - sono due italiani eruditi come pochi lo erano in Inghilterra. Tutto il sapere: arti, scienze, letterature. Dalla teologia alla botanica, dalla medicina alla falconeria, dal diritto alla marineria. Una conoscenza enciclopedica: proprio come quella che dimostra di possedere Shakespeare. Certamente nessuno conosceva le letterature continentali come John che le insegnava avendole lette nelle lingue originali (italiano, francese e spagnolo)

Religione: a cavallo tra la tradizione ebraica degli avi, la nuova religione cattolica di Michel Angelo e infine la conversione al protestantesimo. È l’indicibile “confusione” delle fedi e delle liturgie del figlio John che coincide con quella di Shakespeare.

Lo stile/linguaggio: William Shakespeare e John Florio scrivono in modo identico. La stessa ampollosità, lo stesso uso esagerato di metafore, tutte le stesse figure retoriche, lo stesso spirito (quips, puns), lo stesso senso poetico, lo stesso uso estensivo dei proverbi. Inoltre formano le parole nello stesso modo. La verifica è facile: basta leggere i testi introduttivi delle opere di erudizione, Il dizionario A Worlde of Wordes (1598), la traduzione dei Saggi di Montaigne (1603) e i First (1578) e Second Fruits (1591), due vivacissimi e colti libretti didattici bilingui italiano/inglese.  Infine, prova fondamentale, migliaia di parole e FRASI scritte PRIMA da Florio si ritrovano POI nelle opere di Shakespeare. Due frasi di Florio sono destinate a diventare titoli di commedie di William Shakespeare. Florio è un funambolo del linguaggio e un poliglotta: alle quattro lingue moderne va aggiunto il latino, il greco e l’ebraico. Lo stesso, concludono quasi tutti gli specialisti, vale per William Shakespeare.

Quando si apprende che John Florio ha tradotto i Saggi di Montaigne e il Decamerone di Boccaccio (1620), non se ne realizza subito l’importanza. Erudizione non è poesia…e oggi il traduttore è un mestiere come un altro. Ma quando leggiamo le traduzioni di Florio, si capisce immediatamente che si tratta di un’opera eccezionale. Non solo per l’”idea” missionaria di tra-durre in Inghilterra in un momento così cruciale queste opere fondamentali per lo sviluppo della cultura inglese che è in sé un fatto straordinario, ma soprattutto per la qualità della scrittura di Florio. Il quale, traducendo, dimostra di essere uno scrittore grande, un poeta vicinissimo a Shakespeare. Se si tiene conto del fatto che qui Florio scrive “in prosa” e non in versi, allora questa vicinanza equivale a una coincidenza. Per T.S. Eliot la traduzione del Montaigne è un classico delle lettere inglesi.

L’impressionante conoscenza della Bibbia e delle liturgie, cattolica e   protestante, che Shakespeare mostra di possedere si accorda perfettamente con la biografia di John Florio figlio di un ex frate francescano, poi predicatore e pastore protestante. I due Florio, considerati finora due protagonisti minori della piccola diaspora eretica e protestante italiana, sono in realtà i primi grandi diffusori e promotori della cultura italiana all'estero. Il giovane Florio ha studiato all’università tedesca di Tübingen con Pier Paolo Vergerio ex vescovo di Capodistria divenuto teologo protestante e in Inghilterra è stato amico e frequentatore di scienziati e eruditi riformati italiani come Teodoro Diodati fratello del calvinista Giovanni primo traduttore italiano della Bibbia.

Tra i libri posseduti  - 340 italiani, francesi, spagnoli + un imprecisato numero di inglesi - e/o letti (252) da John Florio per la preparazione del dizionario New World of Words  ci sono tutti quelli che risultano essere stati necessariamente letti da Shakespeare, anche nell’originale. Nel suo testamento (da confrontare assolutamente con quello mediocre dello Shakspere di Stratford) John Florio lascia la sua biblioteca di libri italiani, francesi e spagnoli all’amico e protettore Lord William Pembroke. Oggi questi 340 volumi sono tutti scomparsi, volatilizzati.

Le opere di Shakespeare sono impregnate di “cultura dell’esilio”, una cultura, non c’è bisogno di insistere, familiarissima a Florio.

La grande influenza del pensiero e del lessico di Montaigne su William Shakespeare, ammessa a denti stretti dai critici shakespeariani è invece reale, pervasiva come ha dimostrato nel 1925 G.C.Taylor e come chiunque può constatare da solo.

La grande conoscenza di autori italiani di cui alcuni non tradotti  in inglese. Il primo è Giordano Bruno. La presenza del pensiero di Giordano Bruno e del suo lessico nelle opere di William Shakespeare è flagrante. Ma tuttavia negata o ignorata dai dotti. Si tratta, a ben vedere, di una presenza “fisica”, intima, proprio una condivisione di idee, di gusti. Una prossimità inspiegabile se si pensa all’uomo di Stratford ma naturale e normale se si pensa che John Florio e Giordano Bruno sono stati due anni e mezzo insieme ospiti dell’ambasciatore francese a Londra dal 1583 al 1585. I rimandi dell’uno all’altro sono numerosi nelle loro opere.

La conoscenza approfondita della musica sorprende in William Shakespeare, eppure è incontestabile. John Florio ERA un musicista e lavorava a corte anche con questo ruolo di selezionatore di musicisti.

William Shakespeare ha senza alcun dubbio una forte carica aristocratica, lui figlio di contadini analfabeti e con due figlie illetterate! John Florio è stato maestro e amico di altissimi aristocratici e per 16 anni Groom of the PrivyChamber presso il re James I e segretario particolare della regina Anne di Danimarca.

Tutti quelli che appaiono essere, nella anemica biografia dell’uomo di Stratford, degli “amici” del drammaturgo, sono poi gli storicamente ineccepibili amici di John Florio! Da lord Southampton a William Pembroke, presunti padrini di William Shakespeare, in realtà storici allievi e protettori di John Florio! da Ben Jonson che considera Florio un maestro e lo scrive in una dedica autografa del suo Volpone (“ To his loving Father and worthy Friend Master John Florio. Ayde of his Muses.”),  a molti altri.

William Shakespeare dimostra un’indiscutibile sensibilità italiana. Gli esempi abbondano. Sedici plays hanno argomento italiano. William Shakespeare mostra di conoscere benissimo la lingua italiana di cui ha letto opere nell’originale, compresi il difficile Giordano Bruno, Ariosto, Aretino (un altro degli ispiratori maggiori del bardo) e, prova tra le prove, a volte Shakespeare si ispira all’originale italiano piuttosto che alla disponibile traduzione inglese.

Infine, una prova ontologica e sociologica insieme. Se due personaggi del genere fossero ambedue esistiti a Londra nello stesso periodo, si sarebbero certamente incontrati, probabilmente scontrati, comunque conosciuti lasciando grosse tracce sul terreno! E invece niente. Se Florio, che aveva gli stessi mecenati e gli stessi amici, gli stessi interessi, passioni e competenze di Shakespeare, non l’ha mai incontrato e non ne ha mai parlato, vuol dire che William Shakespeare non è mai esistito come autore erudito, poliglotta, aristocratico, italianizzante a cui sono attribuite le opere firmate (quando lo erano) William Shakespeare.

Two Universities with a Master programme on Shakespeare Authorship Question:
- Concordia University (Oregon) http://www.authorshipstudies.org
- Brunel University (London, U.K.) http://www.brunel.ac.uk/courses/arts/shakespeare/en5518
 
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È il nome d’arte di John Florio
di Lamberto Tassinari
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